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&ffi&

Età : 18 Registrato il : 02/04/08 Messaggi : 33 Località : Mondovì (CN)
 | Oggetto: Non ci sono addii Mer Apr 02, 2008 10:17 pm | |
| Una neodiplomata inglese vorrebbe proseguire gli studi e diventare insegnante. Suo padre, un ricco imprenditore, desidererebbe vederla sposata con un uomo scelto appositamente per lei. Per quanto la ragazza disprezzi le idee del padre, accetta di incontrare il "prescelto"... innamorandosene perdutamente. Abbraccia con gioia l'idea del matrimonio, e ad appena diciott'anni è pronta a legarsi per sempre. Solo che, nel giorno delle nozze, il panico la assale, facendola fuggire dalla chiesa ancora prima che la cerimonia abbia inizio, lasciando tutti nell'imbarazzo più profondo. Dieci anni dopo, ritroviamo la ragazza, che ha cambiato identità per sfuggire al suo passato e che si è rifugiata in un altro Paese. Dopo la laurea, ha intrapeso la carriera desiderata, quella di insegnante. Da qualche mese frequenta un uomo, molto più vecchio di lei, che le pare però di amare profondamente. Ha un appartamento, delle amiche, un cane, uno stipendio. Tutto sembra andare benissimo per lei. Finché non incrocia lo sguardo di un ragazzo, un giorno, per strada, e lo riconosce per quello che è: il ragazzo che doveva sposare dieci anni prima. Il castello costruito in dieci anni, con molta fatica e dedizione, sembra destinato a crollare.
Maggiori dettagli quando l'avrò terminato... sono a pagina 6!!
Ultima modifica di &ffi& il Lun Apr 14, 2008 3:15 pm, modificato 1 volta |
|  | | Lorenzo Admin

Registrato il : 07/03/08 Messaggi : 98
 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Mer Apr 02, 2008 10:55 pm | |
| Le idee sono molto buone, prevedono un continuo cambiamento psicologico molto interessante nella protagonista... Devo dire che hai scelto una traccia molto impegnativa, perciò in bocca al lupo e facci sapere!
Ciao, lore  |
|  | | matteopugliares

Età : 36 Registrato il : 16/03/08 Messaggi : 30 Località : Modica (RG)
 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Gio Apr 03, 2008 12:13 am | |
| In bocca al lupo anche da parte mia. Intrigante la trama. |
|  | | &ffi&

Età : 18 Registrato il : 02/04/08 Messaggi : 33 Località : Mondovì (CN)
 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Gio Apr 03, 2008 9:37 pm | |
| Grazie dell'incoraggiamento... speriamo in bene... _________________ "Io sono andato avanti, Sofia! Sono passati dieci anni, non sono più il ragazzo di un tempo. E sono quasi certo che nemmeno tu sia rimasta la stessa." "Ma non vuoi assicurartene, dico bene? Perché hai paura di perdere la vita perfetta che ti sei costruito!" "Perché ho paura che tu mi spezzi il cuore di nuovo, Sofia. Stavolta non lo sopporterei." [Non ci sono addii, &ffi&] |
|  | | &ffi&

Età : 18 Registrato il : 02/04/08 Messaggi : 33 Località : Mondovì (CN)
 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Mer Apr 16, 2008 2:59 pm | |
| Tutto è nella mia testa, pronto per essere scritto... ma non riesco a cominciare a buttare giù nulla di serio... o meglio, ho scritto sei pagine... le migliori sei pagine che abbia mai scritto... ma mi stanno assalendo i dubbi... e se non riesco a portare avanti questo progetto, che porto nel cuore da settembre? E se non riesco a scrivere qualche cosa di buono, ma solo un mare, un oceano di cavolate? Ho promesso alla mia migliore amica dai tempi delle elementari che stavolta ce l'avrei messa tutta, per finire un grande progetto in cui entrambe crediamo fermamente. Le ho promesso che sarebbe stata la prima a leggere questo romanzo. E ora mi assale il panico: forse l'intreccio è troppo complicato, forse i personaggi non sono credibili, forse la storia non ha un senso. Forse sto mettendo troppa carne al fuoco.
Convincetemi a continuare. Se non per me, almeno per attenermi alla promessa fatta alla mia migliore amica. Tengo troppo a lei, per pensare di deluderla dopo dodici anni di amicizia. _________________ "Io sono andato avanti, Sofia! Sono passati dieci anni, non sono più il ragazzo di un tempo. E sono quasi certo che nemmeno tu sia rimasta la stessa." "Ma non vuoi assicurartene, dico bene? Perché hai paura di perdere la vita perfetta che ti sei costruito!" "Perché ho paura che tu mi spezzi il cuore di nuovo, Sofia. Stavolta non lo sopporterei." [Non ci sono addii, &ffi&] |
|  | | Lorenzo Admin

Registrato il : 07/03/08 Messaggi : 98
 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Mer Apr 16, 2008 6:40 pm | |
| Anche a me succede la stessa cosa: prima inizio - le idee ce l'ho, sono pieno d'entusiasmo, non vedo l'ora di cominciare a scrivere- ma poi, d'un tratto, tutto ciò che fino a quel un momento credevo "geniale" o perlomeno buono appare patetico, e regna il buio. Io sono sulla tua stessa barca, e mi sono fatto un'idea in proposito: quando uno scrittore (o qualunque altra persona) porta a termine nella mente un'idea o una riflessione, nell'istante successivo già la considera "materiale di secondo livello", poichè l'ha domata. Forse ti sta succedendo questo. Ti citerò una frase tratta da "Il tesoro degli umili" di M. Maeterlinck:
"Non appena esprimiamo una cosa, per qualche strano motivo la svalutiamo. Crediamo di essere discesi nelle profondità degli abissi, e invece quendo torniamo in superficie la goccia d'acqua che brilla sulla punta delle nostre pallide dita non somiglia più al mare dal quale proviene. Crediamo di avere scoperto una grotta piena di meravigliosi tesori; e quando riemergiamo alla luce del giorno non abbiamo che pietre false e cocci di vetro; e tuttavia nelle tenebre il tesoro seguita a brillare immutato."
Non so se ho centrato il punto o meno; spero di sì.
Ciao , lore  _________________ "Soltanto l'inutilità del primo diluvio trattiene Dio dal mandarne un secondo." Nicolas de Chamfort |
|  | | &ffi&

Età : 18 Registrato il : 02/04/08 Messaggi : 33 Località : Mondovì (CN)
 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Ven Apr 18, 2008 9:37 pm | |
| Caspiterina se hai centrato il punto... almeno adesso ho una vaga idea di quello che succede nella mia testa... se qualcuno avesse anche un consiglio per superare il blocco dello scrittore, sarebbe tutto molto più facile. Ma so perfettamente che non si può chiedere la luna e sperare di ottenerla nella stessa giornata.
Grazie comunque.
Spero di riuscire a darmi una "sbloccata". _________________ "Io sono andato avanti, Sofia! Sono passati dieci anni, non sono più il ragazzo di un tempo. E sono quasi certo che nemmeno tu sia rimasta la stessa." "Ma non vuoi assicurartene, dico bene? Perché hai paura di perdere la vita perfetta che ti sei costruito!" "Perché ho paura che tu mi spezzi il cuore di nuovo, Sofia. Stavolta non lo sopporterei." [Non ci sono addii, &ffi&] |
|  | | &ffi&

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 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Ven Apr 18, 2008 9:48 pm | |
| Facciamo che intanto vi posto la prima parte della prima versione del mio romanzo, avvertendovi già che ho cambiato idea già su parecchi aspetti della storia... _________________ "Io sono andato avanti, Sofia! Sono passati dieci anni, non sono più il ragazzo di un tempo. E sono quasi certo che nemmeno tu sia rimasta la stessa." "Ma non vuoi assicurartene, dico bene? Perché hai paura di perdere la vita perfetta che ti sei costruito!" "Perché ho paura che tu mi spezzi il cuore di nuovo, Sofia. Stavolta non lo sopporterei." [Non ci sono addii, &ffi&] |
|  | | &ffi&

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 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Ven Apr 18, 2008 9:55 pm | |
| I
Le vecchie foto che riempivano gli spazi vuoti sulla mensola erano state appena spolverate: una domestica di grande esperienza li aveva accarezzati, come ogni mattina, servendosi di un morbido piumino, con l’eleganza e la cura che la padrona di casa, Lilian Hungerford, richiedeva ad ogni suo “collaboratore domestico”, come si usa dire al giorno d’oggi. Le pesanti ma preziose cornici d’argento erano state energicamente lucidate all’inizio della settimana, e ancora scintillavano, se colpite nel punto giusto dalla luce del sole che filtrava dall’ampia vetrata. La stessa donna che si era occupata degli scatti che gli Hungerford avevano messo in bella mostra ora stava sostituendo il mazzo di fiori che troneggiava sul ripiano – perfettamente lucido – del bel pianoforte a coda che occupava una buona parte della parete est, prestando particolare attenzione a non far gocciolare sul preziosissimo tappeto persiano che suscitava sempre l’ammirazione degli ospiti che vi posavano l’occhio. L’anziana domestica ricordò le parole dette da una collega più giovane, Laura, quello stesso mattino: Che senso ha stare in un posto dove non si può fare niente? Non gocciolare sul tappeto persiano, non graffiare il pianoforte, attenzione quando spolveri le foto, non ti muovere o farai cadere qualcosa, non guardare le tende oppure cascheranno dal sostegno… e si scoprì a sorriderne. Le giovani, per fortuna, avrebbero avuto l’occasione di andarsene. Per lei non c’erano alternative, tranne la pensione. Forse per vigliaccheria, forse per stanchezza, la signora Grainger aveva preferito presentare la domanda per il pensionamento. Dopotutto, a casa aveva i suoi nipotini cui badare: a causa del lavoro a casa Hungerford, negli ultimi tempi non aveva avuto molto tempo da dedicare ai figli della sua piccola Mara, i deliziosi gemellini Kenneth e Tracy. La signora Hungerford, intanto, sedeva nell’ampia camera da letto che da trentacinque anni divideva con il marito Spencer, e stava studiando alcuni curriculum. Ah, se solo la signora Grainger fosse rimasta ancora un anno in servizio presso di loro! Invece, oltre a dover affrontare le dimissioni della giovane cameriera Laura, la sofisticata padrona di casa avrebbe dovuto preoccuparsi anche di sostituire la migliore governante che quella casa avesse mai conosciuto. La donna sospirò nell’attimo esatto in cui la figlia minore, Sofia, che aveva soltanto diciassette anni, aprì la porta e si introdusse nella stanza. _________________ "Io sono andato avanti, Sofia! Sono passati dieci anni, non sono più il ragazzo di un tempo. E sono quasi certo che nemmeno tu sia rimasta la stessa." "Ma non vuoi assicurartene, dico bene? Perché hai paura di perdere la vita perfetta che ti sei costruito!" "Perché ho paura che tu mi spezzi il cuore di nuovo, Sofia. Stavolta non lo sopporterei." [Non ci sono addii, &ffi&] |
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 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Ven Apr 18, 2008 9:56 pm | |
| “Scusa se disturbo, mamma. Ho bussato, ma non rispondevi. C’è qualche cosa che non va?” “Oh, tesoro, sapessi! Non riuscirò mai a trovare due persone qualificate per sostituire Laura e la signora Grainger! È così difficile!” La ragazza conservò per sé un commento acido: l’ultima cosa che voleva era rovinare quella giornata. Notando l’aria assorta della madre, Sofia si disse che forse era quello il momento adatto per avanzare la propria richiesta. Valutò mentalmente i rischi, e decise che non le importava quello che la madre le avrebbe risposto, sul momento: era sempre stato il padre ad avere l’ultima parola sulle questioni importanti, e quella era decisamente una questione importante. Si stava parlando del suo futuro, dopotutto. “Ehm… mamma, posso parlarti di una certa questione?” “Va bene, tesoro. Ti posso concedere cinque minuti. C’è qualcosa che ti preoccupa? Problemi a scuola? Qualche professore non ti tratta come meriti? Sai che tuo padre può sistemare tutto in un baleno, con una firma.” Sofia scosse la testa, respingendo, nella propria mente, l’idea che un professore potesse essere pagato dai suoi genitori per trattarla come un membro della famiglia reale. Decise di essere rapida ed incisiva. “Come ben sai, mamma, questo è il mio ultimo anno di liceo, dopodiché mi diplomerò. È già toccato a tutti i miei fratelli e sorelle, dunque non mi stupirei se tu non fossi minimamente scossa da questo avvenimento. Ora, Matthew e William, da diplomati, hanno frequentato importanti corsi di Economia e Legge ad Oxford, per diventare degni eredi di papà. Grace e Katherine, invece, dicono di aver rinunciato alla cultura e al sapere per sposare Jeremy e Jonathan, per qualcosa di più importante e duraturo. Ebbene, forse ti potrà sembrare una richiesta strana, ma… ecco… io vorrei andare all’università come Matt e Will.” Lilian rimase in silenzio a fissare la figlia minore per qualche secondo, poi la sua impassibilità si trasformò in una lunga risata che ferì mortalmente l’orgoglio di Sofia. La ragazza, che non soffriva certo di mancanza di autostima, si era sentita distrutta da quella risata: si era aspettata un secco rifiuto, qualche riserva al massimo, ma non quella risata stridula che risuonò nell’enorme stanza. “E a che cosa ti servirebbe l’università?” “Beh, naturalmente a trovare un lavoro.” “Un lavoro? E a che cosa ti servirebbe un lavoro? Tanto sposerai un uomo che non ti farà mancare nulla, e allora a che cosa ti servirà un lavoro? Avremo soltanto sprecato i _________________ "Io sono andato avanti, Sofia! Sono passati dieci anni, non sono più il ragazzo di un tempo. E sono quasi certo che nemmeno tu sia rimasta la stessa." "Ma non vuoi assicurartene, dico bene? Perché hai paura di perdere la vita perfetta che ti sei costruito!" "Perché ho paura che tu mi spezzi il cuore di nuovo, Sofia. Stavolta non lo sopporterei." [Non ci sono addii, &ffi&] |
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 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Ven Apr 18, 2008 9:56 pm | |
| soldi per pagare anni e anni di corsi, e tu avrai buttato via i tuoi migliori anni per studiare cose che non ti serviranno mai.” Sofia tentò di ribattere. “Forse non voglio un matrimonio del genere…” “Che altro puoi volere, Sofia? È l’unica strada che puoi percorrere.” La ragazza, faticando a respirare, lasciò la stanza per non mostrarsi in lacrime. Sapeva già che sarebbe stato inutile ripetere la scena con il padre. Sarebbe stato meglio rassegnarsi all’idea che Oxford e i suoi corsi di lingue sarebbero stati soltanto un bel sogno finito male. Un bel sogno dal quale si sarebbe svegliata, con l’amara sensazione che fosse stato tutto reale. Eppure, rifletté accomodandosi su una sedia in cucina, l’unico posto dove riusciva a stare completamente tranquilla, c’era stato un tempo in cui ogni sua richiesta era esaudita, o almeno esaminata per bene. Sua madre non le aveva mai riso in faccia in quel modo. Winston, il maggiordomo, entrò in quel momento e si accinse a bere una buona tazza di the. Notato però l’aspetto malinconico e triste di Sofia, porse a lei la tazza e, sedutosi davanti a lei, le chiese, solo guardandola, che cosa l’avesse depressa in quel modo. In poche parole, lei gli raccontò quello che era successo poco prima, quando la madre, la persona che l’aveva messa al mondo, l’aveva derisa, aveva riso delle sue ambizioni professionali, delle quali ogni genitore sarebbe stato certamente fiero. “Io non so se voglio fare la fine di Grace e Katherine: insomma, una è sposata con un avvocato noioso e brutto, ha tre bambini che sono delle vere pesti e si fa mettere le corna senza avere il coraggio di reagire; all’altra non è andata meglio, al punto che deve consolarsi fantasticando sul giardiniere cubano e facendo gli occhi dolci al postino. Se proprio dovessi proprio sposarmi per far piacere ai miei, vorrei un marito carino e simpatico, che sappia far ridere e che sia capace anche di ridere. Non saprei che farmene di una statua di cera!” Winston rise. “Se ho ben capito, lei vorrebbe insegnare. Sofia Elle Hungerford, insegnante di francese in un piccolo liceo di Edimburgo. Sì, la vedo come l’occupazione adatta a lei.” Sofia sorrise alla propria tazza di the. Ne bevve un altro piccolo sorso, il quinto, e continuò a sfogarsi con l’anziano domestico. “Non capisco come possa essere rimasta così indietro coi tempi… una donna che veste capi d’alta moda e applica gli ultimi consigli in materia di make-up… non mi sarei mai aspettata un comportamento simile da una come lei, da una donna che stimavo. Mi ha ferito nell’orgoglio. Credo che non proverò mai più una simile sensazione.” _________________ "Io sono andato avanti, Sofia! Sono passati dieci anni, non sono più il ragazzo di un tempo. E sono quasi certo che nemmeno tu sia rimasta la stessa." "Ma non vuoi assicurartene, dico bene? Perché hai paura di perdere la vita perfetta che ti sei costruito!" "Perché ho paura che tu mi spezzi il cuore di nuovo, Sofia. Stavolta non lo sopporterei." [Non ci sono addii, &ffi&] |
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 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Ven Apr 18, 2008 9:56 pm | |
| Sofia si accorse che erano quasi le otto. Alle otto e mezza sarebbe iniziato il suo ultimo giorno di scuola. Dopo, avrebbe frequentato la struttura soltanto per effettuare gli esami per il diploma. Salutò Winston e raggiunse l’ingresso. Agguantò da sola lo zaino, prima che lo facesse la domestica per lei, e si incamminò a piedi verso la scuola, come faceva sempre, tranne quando pioveva. In quei casi, ad accompagnarla provvedeva lo stesso Winston, facendola accomodare a bordo di un malconcio catorcio che un tempo era stato una graziosa berlina. Camminando sul marciapiede, Sofia rivide il suo colloquio con la madre con occhi esterni, e si rese conto, tristemente, che forse la sua richiesta era andata un po’ oltre la sottile linea che separava le cose che una giovane Hungerford poteva fare da quelle che una giovane Hungerford non poteva fare: aveva già avuto il sospetto di averla attraversata quando aveva chiesto ed ottenuto di frequentare un liceo pubblico, mentre i fratelli e le sorelle avevano frequentato il più importante istituto privato dell’isola. Quali fossero le vere differenze tra una struttura pubblica ed una privata, avrebbe potuto dirlo solamente lei. Ci pensò su qualche secondo, poi si rispose che la sola cosa che davvero distingueva un liceo pubblico da uno privato era l’umanità. Nonostante la maggior presenza di piccola criminalità ed episodi di violenza, al di là dei risultati non sempre così brillanti, Sofia si era resa conto che la sola cosa che aveva davvero caratterizzato quegli anni era il modo in cui ogni giorno veniva affrontato, unitamente all’individualità di ogni studente e dell’assoluta libertà di espressione. La maggior rivalsa nei confronti di Matt, Will, Grace e Katherine era stata quella di poter uscire di casa e andare a scuola indossando un paio di jeans, una maglietta con la foto dei Backstreet Boys oppure un paio di semplicissime, consunte scarpe da tennis. Sofia non se ne sarebbe resa conto prima di un decennio, ma, pur essendo la più piccola della famiglia, era sempre stata la più determinata, la più decisa nel perseguire i propri obiettivi. Era l’unica a poter ottenere sempre ciò che davvero desiderava. Aveva desiderato di frequentare un liceo pubblico? Era riuscita a frequentare un liceo pubblico. Aveva chiesto di poter andare a scuola a piedi? Aveva ottenuto di poter andare a scuola a piedi. Per quanto potesse sembrare disposta ad obbedire ai propri genitori, Sofia conservava una certa dose di autonomia.
Sofia varcò il cancello alle otto e sedici minuti. Il cortile era, come al solito, già gremito di studenti che sfruttavano il largo anticipo per trascorrere tempo con gli amici, ripassare la lezione, dare gli ultimi ritocchi al compito… e intanto c’erano sempre alcuni _________________ "Io sono andato avanti, Sofia! Sono passati dieci anni, non sono più il ragazzo di un tempo. E sono quasi certo che nemmeno tu sia rimasta la stessa." "Ma non vuoi assicurartene, dico bene? Perché hai paura di perdere la vita perfetta che ti sei costruito!" "Perché ho paura che tu mi spezzi il cuore di nuovo, Sofia. Stavolta non lo sopporterei." [Non ci sono addii, &ffi&] |
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 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Ven Apr 18, 2008 9:57 pm | |
| insegnanti intenti a passarsi consigli, fumare una sigaretta liberatoria prima delle ore di lezione che li aspettavano…. Sofia sentì che voleva una vita del genere: stare seduta sui gradini di una scuola con qualche collega a bere caffè e a comparare le proprie classi… voleva tutto proprio com’era quel mattino, tranne che per le sigarette: Sofia si era ripromessa anni prima che mai avrebbe provato il tabacco. Suo padre amava i sigari cubani: esasperata dall’aroma poco gradevole, la ragazza aveva giurato di non cadere mai in un vizio simile. Sofia aveva una sola vera amica: Sharon, capelli rossi e viso lentigginoso, asso della matematica, l’unica persona che avesse visto Sofia in quanto Sofia, non Sofia in quanto Sofia Elle Hungerford. Sharon era stata la sola a non porre domande imbarazzanti sulla famiglia, a non chiederle a quanto sarebbe ammontata la sua parte di eredità, a non voler sapere perché frequentava un piccolo liceo senza importanza anziché sfruttare la propria popolarità in un costosissimo istituto privato. Sofia adorava Sharon specialmente per la sua capacità di tenere la bocca chiusa quando era necessario tenerla chiusa, per le sue risposte taglienti che ferivano la gente proprio quando era necessario ferirla, per la determinazione che lei stessa dimostrava nel voler raggiungere i propri obiettivi. Sharon era diventata una specie di amica–guardia del corpo–mentore–angelo custode che sperava si sarebbe portata dietro per la vita. “Sofia, ho una notizia meravigliosa. Indovina chi mi ha invitato al ballo del diploma?” “Non Travis del corso di scienze, vero? Sai, quello con i denti sporgenti…” “Frena i cavalli, bella. Mark. Del corso di informatica.” “Alto, moro, occhi azzurri?” “Alto, biondo, occhi castani. Ha invitato proprio me. Ed era sincero. Ora che io sono sistemata, tocca a te. Vai da Justin e invitalo. Al massimo rifiuterà.” “No, Sharon. Non posso. Sai che non verrò neanche al ballo.” “Pensavo avessi risolto la faccenda con i tuoi, che avessero spostato il tuo debutto in società o quello che è…” “Non puoi chiedere agli Hungerford di spostare il debutto in società della loro figlia più piccola. Non puoi chiedere a Lilian Hungerford di spostare un party già completamente organizzato. Non gliene ho neanche parlato ai miei del ballo, ma stamattina ho affrontato l’argomento università con mia madre.” “Disastro totale?” “Cataclisma. Sostiene che non mi servirebbe a nulla studiare per trovarmi un lavoro, perché tanto sposerò un uomo ricco e nobile che non mi farà mancare nulla. Credo che parlarne con mio padre sarà inutile. Farò la fine di Grace e Katherine.” “Almeno vedi di sposarti una star di Hollywood, già che ci sei.” “No, mi toccherà uno psicanalista di fama internazionale over cinquanta con il quale passerò la vita ad annoiarmi, tra un cocktail party e una serata di beneficenza.” Sharon pensò di esibire il proprio genio attraverso una delle sue solite battute sarcastiche, ma non fu in grado di produrre niente di adatto all’occasione. Si limitò a un sospiro. “E dire che ho sempre pensato che la vita dei cosiddetti ricchi fosse felice. Invece…” “Invece sono la diciassettenne più infelice di tutta Londra.”
La campanella delle otto e trenta iniziò a scandire la giornata delle due amiche e di tutti gli altri studenti del liceo. Gli orari di Sofia e di Sharon coincidevano alla perfezione, siccome avevano scelto le medesime materie, quindi riuscirono a riprendere la loro conversazione a pranzo, prima di affrontare l’ultima lezione ufficiale di Informatica. Sharon stava sbocconcellando il suo sandwich al pollo, quando Sofia mise da parte il proprio tramezzino al tonno. “Quello che mi dà più fastidio è che il mio ultimo anno di libertà è appena iniziato!” “Non capifco cofa ftai discendo” bofonchiò l’altra ragazza, masticando a pieno regime. “Sono quasi assolutamente sicura che al massimo entro giugno del prossimo anno il mio matrimonio sarà organizzato e celebrato. Ergo, entro un anno a partire da… più o meno adesso. A diciotto anni sarò sposata con un uomo che non amo, un perfetto estraneo, che di certo sarà brutto e spocchioso e snob e vorrà solo farmi fare dei figli come ha fatto il marito di mia sorella Grace, che adesso si ritrova ad avere tre bambini pestiferi di età compresa tra i due e i sei anni, ed è sposata con un uomo che sono quasi certa le metta le corna mentre lei fa finta di niente!” “Sofia… sei troppo in gamba per finire così. Sono sicura che anche i tuoi genitori…” Fece una piccola pausa, indecisa su come continuare. “Dai, si accorgeranno che sei troppo speciale per vivere così, all’ombra di un marito che non ameresti. Tu non potresti mai spendere la tua vita ad organizzare cocktail party e serate di beneficenza, e non riusciresti mai a trascorrere più di cinque minuti tirata a lucido _________________ "Io sono andato avanti, Sofia! Sono passati dieci anni, non sono più il ragazzo di un tempo. E sono quasi certo che nemmeno tu sia rimasta la stessa." "Ma non vuoi assicurartene, dico bene? Perché hai paura di perdere la vita perfetta che ti sei costruito!" "Perché ho paura che tu mi spezzi il cuore di nuovo, Sofia. Stavolta non lo sopporterei." [Non ci sono addii, &ffi&] |
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 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Ven Apr 18, 2008 9:57 pm | |
| accanto a un uomo altrettanto elegante senza dare di stomaco. Già ora si dice in giro che tu abbia difficoltà a trattenerti, pensa se dovesse diventare un’abitudine…. Non credo che la prenderebbero bene, nell’alta società, una che rimette spesso.” Sofia rise alla battuta della propria migliore amica, e si accinse a finire il suo tramezzino, preparato con amore dall’insostituibile signora Grainger. Le dispiacque molto che avesse deciso per la pensione. Pensò che se ne sarebbero andate quasi insieme. Solo che Sofia sarebbe finita tra le braccia di un matrimonio senza alcuna via d’uscita. La giovane si trovò a sperare davvero che il marito scelto per lei fosse almeno carino e – se possibile – sotto i quaranta.
Il pomeriggio volò, ed in men che non si dica arrivò per gli studenti il momento di congedarsi, almeno fino agli esami, dalla struttura scolastica. Sofia si trattenne ancora con Sharon davanti al cancello, dopodiché la invitò a casa sua per continuare la chiacchierata e prestarle un vestito adatto per il ballo al quale Mark del corso di informatica aveva invitato la bella ragazza coi capelli rossi. “Davvero non potrai venire al ballo? Nemmeno se io implorassi i tuoi genitori di rimandare la serata?” “Davvero non potrò venirci. E non pensarci neanche.” “A che cosa starei pensando secondo te?” “Magari stai meditando di incatenarti al cancello di casa mia, oppure di attaccare mia madre a colpi di uova e pomodori marci. Per quanto apprezzi le tue maniere rudi da membro di Greenpeace, devo comunque costringerti a desistere. Non verrò al ballo, e anche se potessi venire, non chiederei mai a Justin di venirci con me.” “Ma…” “Sharon?” “Ma tu…” “Ti prego, chiudiamo qui il discorso.” “Okay. Ma sappi che disapprovo.” Sofia non disse nulla, ma, in cuor suo, era perfettamente d’accordo con Sharon. Le due ragazze abbandonarono gli zaini nel guardaroba, poi raggiunsero la cucina. Posate sul bel ripiano lucido, c’erano due tazze di the preparato dalla signora Grainger, insieme ad un piatto assortito di biscotti. Pensando che, dopo quel weekend, la donna che le coccolava come figlie sarebbe andata in pensione, Sofia si rattristò un po’, senza smettere però di comprendere le ragioni che avevano influenzato le ragioni dell’anziana signora Grainger. Non appena ebbero terminato la loro abituale merenda, le due ragazze salirono il lucido scalone di marmo, fino al piano superiore. Sofia capì che sua madre era in casa quando udì il picchiettare ritmato dei tacchi sul pavimento: evidentemente stava intrattenendo una conversazione telefonica molto importante e, per scaricare la tensione, stava passeggiando avanti e indietro per la stanza. Sharon rimase, come ogni volta, sopraffatta dalle dimensioni della camera di Sofia. La casa era naturalmente molto grande, ma sembrava esserlo ancora di più, da quando Matt e Will erano partiti per l’università e Grace e Katherine si erano sposate. “Quando anch’io me ne sarò andata di qui” sospirò Sofia “questa casa rimarrà assolutamente vuota. E nulla al mondo potrà mai riempire tutto questo vuoto. Neanche un prezioso soprammobile di cristallo.” “Se vuoi la tua stanza me la prendo io” sorrise Sharon, per poi aggiungere: “E prendo anche quella di Matt, Katherine, Grace e Will.” “Accomodati pure. Ma non ti lamentare se proporranno anche a te un bel matrimonio combinato.” “Secondo te hanno già in mente qualcuno da affibbiarti?” Sofia ci rifletté qualche secondo su, arricciando il naso in quella graziosa smorfia che ormai Sharon conosceva alla perfezione. “Credo che mi abbiano già trovato qualcuno. Probabilmente me lo presenteranno al mio debutto in società, il mio vecchio, ricco, nobile marito. Provati questo.” Sharon si nascose dietro il paravento situato proprio di fianco al guardaroba di Sofia e si provò il vestito rosso, ma si autodefinì un pomodoro vivente, a causa del contrasto inesistente con la folta chioma. Pareva che nessun colore le stesse bene, fino a quando la giovane Hungerford non pescò da un angolo remoto un abito nero, lungo fino alle ginocchia, che lasciava scoperte le spalle. Abbinato alle ballerine nere, anch’esse fornite da Sofia, su Sharon pareva esserci nato. “Fantastica. Se Mark del corso di informatica non ti chiede di metterti con lui la sera del ballo, non lo farà mai. Ti sta davvero molto bene questo vestito.” Sharon si accarezzò il collo, circondato da una sottile catena d’argento. Si stava di certo chiedendo se quello fosse l’abbinamento ideale, o se fosse il caso di non indossarla. Sofia sapeva perfettamente quello che Sharon si stava chiedendo. E conosceva benissimo la risposta che doveva fornirle. _________________ "Io sono andato avanti, Sofia! Sono passati dieci anni, non sono più il ragazzo di un tempo. E sono quasi certo che nemmeno tu sia rimasta la stessa." "Ma non vuoi assicurartene, dico bene? Perché hai paura di perdere la vita perfetta che ti sei costruito!" "Perché ho paura che tu mi spezzi il cuore di nuovo, Sofia. Stavolta non lo sopporterei." [Non ci sono addii, &ffi&] |
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Età : 18 Registrato il : 02/04/08 Messaggi : 33 Località : Mondovì (CN)
 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Ven Apr 18, 2008 9:58 pm | |
| “Quelle tienile. Hanno un effetto particolare su di te, le piastrine di riconoscimento di tuo nonno. E avrai un argomento in più di cui parlare, perché Mark ti chiederà indubbiamente di spiegargli perché le porti tu. Sembra un tipo molto curioso.” Sharon non smise di accarezzare le medagliette, e nel mentre ripensò a suo nonno, di origine americana, morto durante la Seconda Guerra Mondiale, durante un’azione in Italia. Le piastrine di riconoscimento erano state restituite alla nonna della ragazza, che, al momento della lettura del testamento dell’anziana parente, aveva scoperto di averle avute in eredità. Per tutta la propria infanzia aveva sperato di poter portare quelle piastrine, e il suo desiderio era stato esaudito. Pensò che Sofia aveva ragione. Mark avrebbe certamente voluto sapere da dove saltassero fuori quelle vecchie piastrine che Sharon lucidava così spesso, fino a farle brillare. Inoltre, parevano essere l’accessorio perfetto per completare il look della ragazza. Sharon rientrò nei suoi soliti abiti, e mise in un sacchetto l’abito, facendo attenzione a non sgualcirlo, e le scarpette. Sofia non le aveva fornito molti particolari sul proprio “debutto in società”, e Sharon aveva avuto il buongusto di non farle domande, ben sapendo che il futuro era un tasto dolente per la propria migliore amica. Ma, quando scorse un abito seminascosto da una tenda, il giovane genio della matematica non seppe esimersi dal domandare di che cosa si trattasse. “Questo a chi lo hai rubato? Alla principessa Diana?” “Quello è… non è niente. È solo uno stupido vestito.” “Beh, so che non vorresti sentirlo dire, ma… è bellissimo!” “Sharon, è soltanto un vestito.” “Lo indosserai al ballo di venerdì sera, vero?” Sofia non rispose; continuò invece a risistemare il già ordinatissimo scaffale. Tentando invano di eludere la sorveglianza visiva di Sharon, arrossendo un poco, fece correre lo sguardo sulle belle rifiniture, sui ricami. Le piccole paillettes azzurre disseminate sulla gonna vennero colpite da un ultimo raggio di sole, irradiando le pareti vicine di vividi riflessi turchini. Era davvero un bel vestito: in qualsiasi altra occasione Sofia si sarebbe dichiarata felicissima di poter indossare una simile meraviglia. Ma la ragazza sapeva che, al ricevimento al quale avrebbe fatto la sua comparsa col vestito che Sharon stava accarezzando, le sarebbe stato presentato un uomo che avrebbe dovuto sposare. E non avrebbe potuto fare nulla per opporsi alla decisione della madre e del padre.
Un paio d’ore più tardi, quando Sharon se ne fu andata, Sofia si distese sul letto ed iniziò a pensare. Nonostante i genitori continuassero ad assicurarle, almeno a parole, il loro amore ed il loro pieno appoggio, Sofia si rese conto che non avevano alcun interesse a vederla felice, così com’era successo già in precedenza con i due fratelli e con le due sorelle. Si chiese come fosse possibile mettere al mondo cinque figli e poi non preoccuparsi affatto di renderli felici. A cena, Sofia sedeva sola lungo un lato del tavolo, proprio di fronte a sua madre. Memore degli avvenimenti di quel mattino, la ragazza non osò alzare neppure la testa verso la donna che l’aveva messa al mondo. La sala da pranzo era stranamente silenziosa: soltanto il tintinnio delle posate rompeva, di tanto in tanto, l’atmosfera funerea di quella serata. D’un tratto, senza alcun preavviso, il padre di Sofia le si rivolse in tono apparentemente amorevole: “Allora, Sofia, la prossima settimana affronterai gli esami per il diploma.” “Sì, papà.” “Credi che sarai in grado di superarli con una valutazione… adatta?” “Adatta a che cosa, papà?” “Non lo so: dimmelo tu, Sofia.” Sofia alzò lo sguardo verso la madre, che distolse la testa. Certamente aveva informato il marito della conversazione sostenuta quella mattina con la figlia, a proposito dell’università. Sofia trasse un respiro profondo e tentò di rispondere educatamente all’insinuazione del genitore. “Beh, credo che potrei tranquillamente presentare una domanda d’ammissione ad Oxford. Se con il termine adatta sottintendi la mia iscrizione ad una facoltà universitaria. Ovviamente, per poter celebrare un matrimonio, non è necessario che la sposa sia diplomata col massimo dei voti.” Il padre colse la nota sarcastica nelle parole della figlia. Abbandonò le posate e appoggiò il mento sulle mani, tenendo ben saldi i propri gomiti al ripiano del tavolo da pranzo. “Se solo avessi espresso prima il tuo desiderio di frequentare l’università, certamente avremmo potuto escogitare un piano alternativo. Sono certo che un posto alla facoltà di Legge si sarebbe trovato… per una Hungerford.” “Papà, ma come diavolo ragioni? Io non avrei mai e poi mai frequentato Legge. Ho sempre adorato le lingue straniere. Una laurea in Francese, ecco che cosa mi servirebbe, per trovare lavoro. Perché, come tu di certo non sai, ho sempre desiderato fare _________________ "Io sono andato avanti, Sofia! Sono passati dieci anni, non sono più il ragazzo di un tempo. E sono quasi certo che nemmeno tu sia rimasta la stessa." "Ma non vuoi assicurartene, dico bene? Perché hai paura di perdere la vita perfetta che ti sei costruito!" "Perché ho paura che tu mi spezzi il cuore di nuovo, Sofia. Stavolta non lo sopporterei." [Non ci sono addii, &ffi&] |
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