| | Andare alla pagina : 1, 2, 3  | | Autore | Messaggio |
|---|
&ffi&

Età : 18 Registrato il : 02/04/08 Messaggi : 33 Località : Mondovì (CN)
 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Ven Apr 18, 2008 9:58 pm | |
| l’insegnante di francese in un liceo. Ma non mi avete mai dato ascolto, né tu né la mamma, come invece sembrava faceste.” “Sofia… non rivolgerti in questo modo a tuo padre.” Sofia tacque. Chiese al padre il permesso di ritirarsi in camera sua, e questi glielo concesse. Nel profondo del cuore, l’uomo sapeva che avrebbe dovuto assecondare la figlia. Ma gli accordi presi in precedenza con la famiglia dei Bradford non gli lasciava più alcuna scelta: almeno avrebbe dovuto far sì che Sofia incontrasse l’erede dell’impero, sperando in un matrimonio. Dopo cena, mentre, seduto in poltrona, accendeva un sigaro cubano, si rese conto che non stava rendendo felice Sofia, e che non aveva reso felici neanche gli altri suoi quattro figli.
Nello stesso momento, in una villa simile a quella dove viveva Sofia, ma posta all’altro capo della città, un uomo stava in piedi accanto ad una finestra buia, parzialmente nascosto da una pesante tenda che da anni faceva parte dell’arredamento. Tra le dita della mano sinistra stringeva un bicchiere che conteneva, probabilmente, del brandy, ma non sembrava aver voglia di bere. La mano destra era infilata nella tasca dei pantaloni scuri, le dita strette sulle chiavi di un’auto. Forse la stessa auto parcheggiata nel vialetto che si poteva scorgere anche da quella finestra. Quando l’odore di tabacco che aleggiava nel salone iniziò a dargli fastidio, l’uomo si accomiatò dal gruppetto di imprenditori riuniti per discutere di affari, raggiunse l’auto e lasciò la villa nell’oscurità della notte.
Sofia stava piangendo. Era rannicchiata tra le pesanti trapunte che ricoprivano il suo letto, e stava ascoltando, tra un singhiozzo e l’altro, le sue canzoni preferite, che, questa volta, non riuscivano in alcun modo a darle conforto. Dapprima pensò di chiamare in aiuto Sharon, poi si ricordò di averle assicurato, poche ore prima, che tutto andava alla perfezione. Il suo orgoglio, ancora ferito dalla conversazione sostenuta con i genitori, non avrebbe mai potuto accettare un simile smacco. Sofia preferì continuare a piangere per conto suo, senza il coinvolgimento di nessun altro. Trascorsero alcuni minuti e la ragazza si addormentò, mentre alcune lacrime le rigavano ancora teneramente le guance. Sofia non sognò altro se non una chiesa ben addobbata, percorsa da una ragazza elegantemente vestita, diretta verso un altare in marmo, davanti al quale un uomo stava in piedi. Sofia non ebbe modo di riconoscere tale uomo, siccome il trillo della sveglia che aveva dimenticato di disattivare la fece sobbalzare, come ogni mattina. Da quel giorno, Sofia Hungerford comprese che non sarebbe mai più stata la tranquilla adolescente che era stata fino a quel giorno. Nessuno le avrebbe più ridato indietro gli anni già vissuti. E ora qualcuno si sarebbe preso anche tutto il resto della sua vita.
La notte era buia, nonostante i numerosi lampioni accesi lungo le strade londinesi. Anche col sole a picco, a Michael sarebbe sembrato tutto scuro e impraticabile. Dopo aver premuto a tavoletta l’acceleratore, decise che avere un incidente d’auto non sarebbe servito a cavarlo d’impaccio. Rallentò considerevolmente, fino a fermarsi a bordo strada. Qualsiasi cosa avesse tentato di fare, nulla avrebbe impedito alla sua famiglia di venderlo, in cambio di chissà cosa, come marito di una giovane rampolla. Ancora non sapeva che tipo di ragazza gli avessero destinato. Era bionda, mora o rossa? Sarebbe stata una moglie ribelle oppure sottomessa? Fedele oppure lo avrebbe tradito con chiunque le fosse capitato a tiro? Avrebbe avuto un buon senso dello humour oppure avrebbe riso ad ogni battuta in modo falso? Michael desiderò di poter avere all’istante tutte le riposte a proposito della donna che avrebbe dovuto sposare. Come se fosse stato possibile.
A partire dal lunedì mattina, Sofia si recò nuovamente a scuola per sostenere gli esami validi per ottenere il diploma. Al termine del colloquio, avvenuto il venerdì, Sofia uscì dalla struttura e si lasciò cadere su uno scalino appena fuori della porta. Di lì a poco, accanto a lei comparve il signor Robertson, il suo insegnante di francese, che l’aveva sempre incoraggiata a dare il meglio di sé. L’uomo si sedette accanto alla ragazza: “Che cosa c’è che non va?” “Niente. Va tutto benissimo.” _________________ "Io sono andato avanti, Sofia! Sono passati dieci anni, non sono più il ragazzo di un tempo. E sono quasi certo che nemmeno tu sia rimasta la stessa." "Ma non vuoi assicurartene, dico bene? Perché hai paura di perdere la vita perfetta che ti sei costruito!" "Perché ho paura che tu mi spezzi il cuore di nuovo, Sofia. Stavolta non lo sopporterei." [Non ci sono addii, &ffi&] |
|  | | &ffi&

Età : 18 Registrato il : 02/04/08 Messaggi : 33 Località : Mondovì (CN)
 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Ven Apr 18, 2008 9:59 pm | |
| “Sofia, non mentirmi. Il colloquio è andato alla perfezione: sei stata esaustiva come al solito, neanche una sbavatura nella tua preparazione. Non credo avrai problemi ad ottenere la massima valutazione. Eppure, mentre parlavi, non sembravi felice.” “Non c’è necessità che lei si preoccupi per me. Si è trattato solo di… niente. Una piccola divergenza di opinioni con i miei genitori a proposito del mio futuro.” “Gli hai chiesto di poter frequentare quei corsi di lingue ad Oxford, vero?” “Sofia Elle Hungerford non può permettersi di studiare. Farà un buon matrimonio per assicurare prestigio alla famiglia. Esattamente come le sorelle Grace e Katherine prima di lei.” “Sofia, sei consapevole di poterti ribellare, vero?” “Crede che non ci abbia provato? È proprio per questo motivo che non andrò ad Oxford: ho osato provare a ribellarmi. Non è esattamente quello che ci si aspetta da una ragazza come me. Vorrei solo poter essere una ragazza normale.” “Sofia, devi metterti in testa una cosa: non sei una ragazza qualunque. E non potrai mai esserlo. Sai perché? Sei una persona speciale, esattamente come gli altri sei miliardi e mezzo di individui che popolano questo pianeta.” “Se ogni persona è speciale, non lo è nessuno.” “Non ti seguo, Sofia.” “Se ognuno è speciale, significa che ognuno eccelle in un diverso settore. Ma l’essere speciali nasce anche e soprattutto dalla concorrenza, dalla competizione. Se non esiste nessuno con il quale possiamo confrontarci, come possiamo dire di essere davvero speciali?” “Vedi, Sofia, crescendo imparerai che essere speciali non vuol dire soltanto essere migliori in qualcosa. Una persona, ad esempio, può essere speciale per un’altra per tanti motivi: mia moglie è speciale per me perché ogni giorno trova il modo di farmi innamorare di lei. Capisci?” “Credo… credo di aver afferrato il concetto base: non lasciare che ti facciano sposare un uomo che non ami.” “Te l’ho sempre detto che sei una ragazza sveglia. Buona fortuna, Sofia. Ci vediamo alla consegna dei diplomi.” Sofia si alzò e si congedò dal proprio insegnante, avviandosi verso casa. Questi rimase seduto sullo scalino, riscaldato dalla luce del sole, a riflettere per un momento. Poi estrasse una sigaretta dal taschino della giacca: aveva tentato di resistere, ma era difficile. Dopo un attimo di esitazione si portò la cicca alle labbra e la accese con un accendino scuro, e si chiese se avrebbe mai potuto fare alla sua piccola Amy quello che gli Hungerford stavano facendo a Sofia. Il professore rimase seduto sulla gradinata a fumare, desiderando di poter fare qualche cosa di concreto per quella giovane studentessa alla quale stavano per rubare il futuro, ma, nonostante la buona volontà, nessuna delle teorie che formulò erano adatte alla situazione. La sigaretta si spense; la voglia di fumarne un’altra era tanta, ma l’insegnante doveva rientrare. Appena in tempo per ascoltare gli ultimi due candidati.
Sofia camminava. Stava conferendo alla propria andatura un che di cadenzato, di militare. Camminava e con la mente, per nulla provata dal duro colloquio sostenuto quel mattino, già andava alla serata che di lì a poco avrebbe dovuto affrontare. Peggio di qualsiasi esame. Quel pomeriggio, Sharon passò ancora da Sofia per chiederle gli ultimi consigli per la serata, specialmente per quel che riguardava il make up. Sofia ringraziò l’amica per la visita, e si fece aiutare ad indossare il bellissimo abito che la ragazza dai capelli rossi aveva tanto ammirato appena una settimana prima. Erano le sette quando Sharon se ne andò: disse che Mark sarebbe passato a prenderla alle sette e mezza e insieme sarebbero andati al ballo, allestito nella palestra del liceo. Sofia la salutò e le augurò, ricambiata, buona fortuna. Dopodiché continuò a prepararsi per la serata. Mentre la madre si avvaleva di un’esperta truccatrice per nascondere i segni del tempo e le rughe, Sofia preferiva fare tutto da sé. Le bastarono una passata di matita nera all’interno dell’occhio e un po’ di ombretto azzurro. Niente fondotinta, niente fard. In neanche due minuti, Sofia fu pronta. E la semplicità con la quale si era preparata la rendeva bellissima. Si appuntò un piccolo fermaglio a forma di farfalla tra i capelli, gettò un’ultima occhiata allo specchio e si abbandonò, stanca, sullo schienale della poltroncina. “Inutile, è proprio finita” sussurrò, osservando il proprio riflesso.
A pochi chilometri da villa Hungerford, Michael stava indossando il suo abito più elegante. Proprio mentre cercava di allacciarsi il cravattino, sopraggiunse la signora Bradford, sua madre, che prese in consegna l’arduo compito. Notando l’espressione pensierosa del figlio, cercò di indagare sui motivi che potevano averlo indotto a manifestare tale malinconia. _________________ "Io sono andato avanti, Sofia! Sono passati dieci anni, non sono più il ragazzo di un tempo. E sono quasi certo che nemmeno tu sia rimasta la stessa." "Ma non vuoi assicurartene, dico bene? Perché hai paura di perdere la vita perfetta che ti sei costruito!" "Perché ho paura che tu mi spezzi il cuore di nuovo, Sofia. Stavolta non lo sopporterei." [Non ci sono addii, &ffi&] |
|  | | &ffi&

Età : 18 Registrato il : 02/04/08 Messaggi : 33 Località : Mondovì (CN)
 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Ven Apr 18, 2008 9:59 pm | |
| “Sembri pensieroso.” “Non è niente. Sto… cercando di immaginare come finirà questa serata.” Questa volta fu la donna ad apparire confusa e preoccupata. “Sai, non capita tutti i giorni che si organizzi una serata soltanto per farmi incontrare una sconosciuta che qualcuno vorrebbe vedermi per moglie.” “Michael, non ti obbligheremo a sposarla, se non vuoi. Certo, tuo padre non la prenderebbe bene…” Michael le prese le mani della donna tra le sue e le strinse, guardandola negli occhi. Gli fece quasi pena, la convinzione con la quale lei sosteneva la propria posizione. “Mamma, smettila. Sai bene quanto me che papà non soffre affatto di cuore, che è solo una scusa per costringermi a fare tutto ciò che volete. Adesso ascoltami bene: questa sera verrò a questo ballo, ma ci verrò con la mia auto; incontrerò questa ragazza, e se tra noi non ci sarà un certo feeling, non la sposerò. Ho ventitré anni: mi pare l’età giusta per iniziare finalmente a prendere da me le decisioni che mi riguardano.” Lasciò le mani della madre, continuando a fissarla. Questa si accomiatò, chiudendosi la porta della stanza alle spalle. Michael rivolse gli occhi allo specchio e sospirò. “Bene. È ora di andare.”
Sofia scese lentamente le scale, stringendo forte il corrimano, sperando che le gambe la reggessero per tutta la serata. Stranamente, si sentiva agitata: uno stato d’animo che, normalmente, non le si addiceva. Lei, così sicura di sé, così determinata… non sembrava neanche lei, quella sera. Non soltanto per il vestito o per il trucco: era il suo modo di fare ad essere diverso. Presto gli ospiti cominciarono ad arrivare: eleganti auto sfilavano nel viale, sfavillanti dame in abito da sera facevano a gara per sembrare le più belle. Nessuno lo disse apertamente, ma la ragazza più elegante della sala era proprio Sofia, che si sentiva soltanto la più inquieta. I Bradford arrivarono quasi per ultimi, proprio come da accordi. I genitori di Michael salutarono subito Lilian e Spencer, per passare poi a fare la conoscenza di Matt, Will, Katherine, Grace e Sofia. A quest’ultima parve di essere stata salutata appena più calorosamente dei suoi fratelli e sorelle, ma attribuì tale impressione al fatto di essere l’unica ragazza nubile rimasta in famiglia. I Bradford si guardarono in giro, senza trovare Michael. Conoscendolo, sarebbe arrivato con almeno mezz’ora di ritardo. Solo per far loro un dispetto. Erano passati appena sessanta minuti da quando gli invitati avevano cominciato ad invadere la residenza, ma Sofia aveva già bisogno di prendere una boccata d’aria fresca. Si rifugiò in giardino, in un angolo che la gente evitava perché, secondo qualcuno, attraversato da una gelida corrente. Sofia si mise in piedi accanto ad una colonna ricoperta d’edera, e sentì l’aria fresca della sera soffiarle sul volto, muovendole un po’ i capelli. Chiuse gli occhi ed inspirò profondamente quel profumo di libertà. Un movimento alle sue spalle la fece tornare alla realtà. Si voltò e vide che, dietro di lei, c’era qualcuno che la stava fissando. “Beh? Mai vista una ragazza in abito da sera prima?” “Al contrario. Ne ho viste parecchie. Ma mai nessuna così pensierosa.” Le sfuggì un piccolo sorriso, che nascose immediatamente. “Ho i miei buoni motivi.” “Non ne dubito. E non le chiederò affatto di che cosa si tratti.” Lei gli lanciò un’occhiata a metà tra l’incredulo e il divertito. Non poteva credere alle parole che gli stava sentendo dire. “Davvero non gliene importa nulla?” “Assolutamente no. Non vedo perché dovrebbe raccontare i suoi problemi ad un estraneo. Rendermi noto che cosa la rende triste non cambierebbe le cose. Sapere il suo nome invece mi farebbe piacere.” “Sofia.” “Piacere. Michael. Mi dispiace, ma non sono un tipo che fa il baciamano. A meno di non essere costretto.” Le porse la mano e lei gliela strinse. “Non sono un tipo che si lascia fare il baciamano. A meno di non essere costretta.” Risero di gusto a quello scambio di battute così vivace. Lui avanzò un po’, e fu leggermente colpito dalla luce della luna. Così facendo diede a Sofia modo di osservarlo meglio. Lei lo studiò con attenzione, per giungere alla conclusione che si trattava proprio di un bel ragazzo. “Forse dovrei rientrare. Sono l’attrazione della festa, questa sera. Non vorrei che liberassero i cani per trovarmi.” “Credo che potrebbero scomodare anche Scotland Yard per questo.” _________________ "Io sono andato avanti, Sofia! Sono passati dieci anni, non sono più il ragazzo di un tempo. E sono quasi certo che nemmeno tu sia rimasta la stessa." "Ma non vuoi assicurartene, dico bene? Perché hai paura di perdere la vita perfetta che ti sei costruito!" "Perché ho paura che tu mi spezzi il cuore di nuovo, Sofia. Stavolta non lo sopporterei." [Non ci sono addii, &ffi&] |
|  | | &ffi&

Età : 18 Registrato il : 02/04/08 Messaggi : 33 Località : Mondovì (CN)
 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Ven Apr 18, 2008 9:59 pm | |
| “Sinceramente, spero di no. Non vorrei rovinare la festa a tutti.” Michael sorrise, poi la seguì fino alla sala. Sofia si chiese se il suo presunto fidanzato fosse anche così simpatico. Sofia e Michael non avevano ancora messo piede all’interno del salone, ma sia i Bradford che gli Hungerford stavano pericolosamente avvicinandosi. Sofia notò che la madre era stranamente sorridente, e che il padre sembrava essere in vena di battute. Le parve di trovarsi in un brutto film. Un brutto film dell’orrore. “Eccovi, ragazzi! Beh… direi che non c’è bisogno di presentarvi!” strillò Lilian, strizzata in un abito di satin viola che mal si addiceva al suo fisico di cinquantenne madre di cinque figli. “Sofia, ti presento i genitori di Michael Bradford, Reuben e Harriet Bradford. Piacere, Michael, io sono la madre di Sofia, Lilian Hungerford, e questo è mio marito, Spencer.” Dai sorrisi che ornavano i volti delle due donne, Sofia e Michael compresero che cosa significavano quelle parole. Michael era il futuro ricco marito di Sofia, e Sofia era la ragazza che Michael avrebbe dovuto sposare per non far soffrire il padre. Quando i genitori li lasciarono soli, nessuno dei due trovò il coraggio di parlare per primo. Sofia era attonita. I suoi genitori avrebbero voluto vederla sposata con il ragazzo che le stava accanto. Avrebbero voluto vederla sposata con il bel ragazzo che le stava accanto. Michael, dal canto suo, se l’era immaginata totalmente diversa. Erano passati almeno due minuti dalla loro presentazione ufficiale, e ancora non si erano detti una parola. La situazione iniziava a farsi imbarazzante. Sofia prese l’iniziativa: strinse forte la mano di Michael e lo trascinò in giardino, nello stesso punto dove si erano incontrati all’incirca un quarto d’ora prima. “Tu sapevi qualcosa? Sapevi che ero io? Insomma, sapevi che i tuoi genitori volevano presentarti me?” “No, non sapevo nulla. Sapevo solo che mi avrebbero presentato una ragazza che sarebbe stata giusta per me. Ma non sapevo il tuo nome, né conoscevo il tuo aspetto. Era un appuntamento al buio. Tu… tu sapevi che ero io?” “No… mia madre mi ha solo detto che avrei presto conosciuto un uomo che mi avrebbe dato tutto. Ma non sapevo con chi si fossero messi d’accordo. Però avevo la sensazione che avrei conosciuto questo tizio stasera.” “Grazie per avermi definito un tizio…” scherzò Michael. “L’ho detto così per dire. Non sapevo di chi si trattasse!” Il silenzio calò di nuovo tra i due. Sofia si accomodò composta sulla panchina che stava esattamente a sinistra della colonna ricoperta di edera, senza sapere come comportarsi. Michael aspettò qualche istante, poi si sedette accanto a lei e la fissò a lungo. Allungò una mano verso di lei: Sofia lo osservò di sottecchi, poi comprese e gliela strinse. “Michael Bradford.” “Sofia Hungerford. Lieta di fare la sua conoscenza.” “Ne sono lieto anche io, signorina Hungerford. Siccome ai nostri genitori farebbe piacere vederci sposati, posso chiederle di concedermi un ballo?” continuò lui, che ovviamente stava scherzando. “Con piacere, signor Bradford” rispose lei, stando al gioco. Lui la prese delicatamente tra le braccia e insieme iniziarono a volteggiare nel giardino, seguendo le note che provenivano dal salone. Ad un certo punto, Michael sorrise. “Che ne pensa, signorina Hungerford, potremmo iniziare a darci del tu?” “Penso che sarebbe una splendida idea… Michael.” “Allora siamo d’accordo… Sofia.” Continuarono a danzare, fino a che il brano non terminò. L’orchestra, per niente stanca, riprese immediatamente a suonare, e i due ragazzi continuarono a muoversi seguendo le dolci note che provenivano dalla sala. Poi, proprio sul finire di una romanticissima canzone, Michael avvicinò pericolosamente il proprio viso al viso di Sofia, arrivando quasi a sfiorarle le labbra. Lei, spaventata, mosse la testa all’indietro, pentendosene subito dopo. “Scusa, io… io credo che sia un po’ troppo presto. Voglio dire, ti conosco sì e no da mezz’ora. Credo… credo sia opportuno conoscerci un po’ meglio, prima… insomma, non mi sento pronta.” “Scusa. Hai perfettamente ragione. Sono stato un gran maleducato. Non vorrei che pensassi che ti abbia scambiato per una ragazza facile, o qualcosa del genere. Si capisce subito che… che non lo sei.” Sofia abbassò la testa, arrossendo. Fortunatamente, il buio della sera nascondeva quel difetto. “Credo sia meglio che vada.” Michael diede un’occhiata al proprio orologio. “Strano… sono solo le undici. Cenerentola non scappava via a mezzanotte?” _________________ "Io sono andato avanti, Sofia! Sono passati dieci anni, non sono più il ragazzo di un tempo. E sono quasi certo che nemmeno tu sia rimasta la stessa." "Ma non vuoi assicurartene, dico bene? Perché hai paura di perdere la vita perfetta che ti sei costruito!" "Perché ho paura che tu mi spezzi il cuore di nuovo, Sofia. Stavolta non lo sopporterei." [Non ci sono addii, &ffi&] |
|  | | &ffi&

Età : 18 Registrato il : 02/04/08 Messaggi : 33 Località : Mondovì (CN)
 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Ven Apr 18, 2008 10:00 pm | |
| “Cenerentola questa mattina ha sostenuto l’esame per il diploma ed è molto stanca. E tra due giorni affronterà la cerimonia per la consegna di tale titolo, ed è molto nervosa.” “Un umile suddito potrebbe partecipare a tale cerimonia?” “Se promette di non disturbarne lo svolgimento, presumo possa essere ben accetto. Alle nove e trenta del mattino al liceo Shakespeare. Non si accettano ritardi.” “Non ce ne saranno. Buonanotte, Cenerentola. Sogni d’oro.” “Altrettanto, umile suddito.” Vincendo la timidezza, Sofia si sporse verso di lui e gli diede un leggero bacio sulla guancia. Michael desiderò che quel bacio, seppure così lieve, durasse per sempre.
Sofia raggiunse la propria camera passando per i corridoi di servizio, per evitare di essere notata dagli ospiti o, peggio, dai propri genitori. Chiuse la porta a doppia mandata, si portò una mano alle labbra e si diede della stupida: Michael l’aveva quasi baciata, e lei lo aveva respinto. Sperò di avere presto un’altra occasione per potergli stare vicino, poi ricordò che lo aveva invitato alla cerimonia per la consegna del diploma. Ripensando ai momenti appena trascorsi con Michael di sotto, in giardino, Sofia sentì che lo stomaco stava facendo strane capriole. Che si fosse…? No, impossibile. Di Michael, poi. No. Non poteva essere… amore. E invece sì. Michael guardò in alto, verso l’unica finestra del secondo piano dalla quale trapelava la luce delle lampade. Capì che doveva essere quella la camera di Sofia. Dopo un ultimo sorriso, il ragazzo si allontanò, con le mani in tasca, prendendo dolcemente a calci il ghiaino del sentiero. Mentre raggiungeva la macchina, pensò che forse il suo gesto era stato un po’ troppo audace. In effetti, si conoscevano da appena mezz’ora, e lui già le aveva dato l’impressione di volerci provare. Ma, come aveva spiegato anche a lei, non aveva pensato neppure per un attimo che Sofia fosse una ragazza facile. Tutt’altro.
Sofia stava ancora rimuginando sulla serata, quando si ricordò di Sharon e del ballo scolastico. Proprio mentre cercava il cellulare, per chiamare l’amica ed informarsi sullo svolgimento della festa, questo cominciò a squillare. “Ehi, Sharon! Com’è andata? Mark era elegante? C’era molta gente? Ti sei divertita?” “Ehi, ehi, ehi! Quante domande! Mark mi ha baciata, era molto elegante, mancavi solo tu e posso proprio dire di essermi divertita un sacco! Lui è passato a prendermi in auto e siamo arrivati a scuola insieme. Abbiamo salutato un po’ di gente, non pensavo che fosse così popolare, abbiamo ballato e ho visto Justin.” “Scommetto che è stato eletto re del ballo.” “Sì, ma era talmente ubriaco che hanno deciso di nominarne un altro.” “Ma dai! Ubriaco Justin?” Sofia cercò di immaginare la scena: il ragazzo più bello della scuola, Justin Pye, completamente ubriaco. In effetti, non ebbe nessuna difficoltà. “Gary Jacovides è stato eletto re, e Tammy Parker è diventata la reginetta. Nessuno aveva puntato su di loro.” Il tono di Sharon si fece improvvisamente grave. “E a te com’è andata? È uno psicanalista over cinquanta brutto e snob, vero?” Sofia sospirò. “Si chiama Michael Bradford. Ne ho già sentito parlare da Matt e Will. Credo studi Architettura.” La ragazza dai capelli rossi che stava all’altro capo del filo era allibita. Il fatto che frequentasse l’università poteva significare una sola cosa. Non era… “Quanti anni ha?” “Ventitré. Oh, Sharon, è assolutamente… oh, è fantastico. dovresti vederlo. Ha i capelli scuri, e degli occhi così verdi che sembra quasi che ti dicano guardaci e… e mi ha quasi baciata.” Sharon tirò un sospiro di sollievo. Non era vecchio. “Come quasi? O lo ha fatto, o non lo ha fatto.” Con molta pazienza e minuzia di particolari, Sofia raccontò all’amica come si erano svolti i fatti, a partire dal loro primo incontro in giardino fino al bacio della buonanotte, senza tralasciare nulla. Sharon ascoltò con la massima attenzione il racconto dell’amica, che intanto, senza neanche cambiarsi, si era lasciata cadere lunga distesa sul letto, tormentandosi con l’indice una ciocca di capelli. L’intera serata le parve un film, del quale poteva vedere e rivedere alla velocità desiderata ogni singolo fotogramma. “Beh, Sofia, questo semidio vorrei proprio conoscerlo.” Sofia si rizzò a sedere. “E lo conoscerai. Domenica, alla consegna dei diplomi. Volevamo rivederci, e così ho deciso di invitarlo.” _________________ "Io sono andato avanti, Sofia! Sono passati dieci anni, non sono più il ragazzo di un tempo. E sono quasi certo che nemmeno tu sia rimasta la stessa." "Ma non vuoi assicurartene, dico bene? Perché hai paura di perdere la vita perfetta che ti sei costruito!" "Perché ho paura che tu mi spezzi il cuore di nuovo, Sofia. Stavolta non lo sopporterei." [Non ci sono addii, &ffi&] |
|  | | &ffi&

Età : 18 Registrato il : 02/04/08 Messaggi : 33 Località : Mondovì (CN)
 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Ven Apr 18, 2008 10:00 pm | |
| “Dev’essere davvero un tipo speciale, se sei cambiata così tanto nel giro di due ore” affermò Sharon, ma la mente di Sofia era già altrove. “Beh, Sofia, credo che ora tu sia un po’ distratta da, diciamo, un fattore esterno.” “Che cosa intendi dire?” “Te lo spiegherò domani pomeriggio, quando passerò a lasciarti il vestito e le scarpe, okay? Magari discutiamo meglio la faccenda. Buona notte.” “Buona notte. A domani.” Sofia si spogliò del bel vestito, indossò la camicia da notte e scivolò tra le lenzuola fresche, sempre pensando a Michael. Avrebbe dovuto lasciargli il proprio numero di cellulare? Proprio mentre rifletteva sull’eventualità, il diodo luminoso del telefonino si illuminò. Sofia lesse il breve sms appena ricevuto e il suo volto si illuminò di un altro sorriso. Buonanotte, Cenerentola. _________________ "Io sono andato avanti, Sofia! Sono passati dieci anni, non sono più il ragazzo di un tempo. E sono quasi certo che nemmeno tu sia rimasta la stessa." "Ma non vuoi assicurartene, dico bene? Perché hai paura di perdere la vita perfetta che ti sei costruito!" "Perché ho paura che tu mi spezzi il cuore di nuovo, Sofia. Stavolta non lo sopporterei." [Non ci sono addii, &ffi&] |
|  | | &ffi&

Età : 18 Registrato il : 02/04/08 Messaggi : 33 Località : Mondovì (CN)
 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Ven Apr 18, 2008 10:01 pm | |
| II
Matthew Hungerford stava ragionando della politica economica di un colosso dell’informatica in compagnia di un esiguo numero di imprenditori che di importante avevano sia l’aspetto sia lo spessore del portafoglio. Il primogenito di Spencer Hungerford stava soltanto obbedendo ad un ordine del padre, che gli aveva imposto di espandere gli orizzonti della società, acquisendo alcuni gruppi deboli ma molto promettenti, che avrebbero ridato alla holding Hungerford la stabilità di un tempo e che avrebbero restituito alla compagnia l’affidabilità della quale essa, al momento, difettava. Susan Nebel, sua fidanzata da ormai tre anni, era in piedi in fondo alla sala. Indossava un bel vestito verde, che le si addiceva molto, ma lui non la aveva ancora notata. Sembrava avere occhi soltanto per quei noiosissimi, ricchi imprenditori. La donna rimase in silenzio ad osservare come il fidanzato si stava districando in quella fitta rete di conversazioni di stampo economico, quando si rese conto che Matt doveva soltanto essere trascinato via. Per un attimo, Susan considerò l’ipotesi di assecondare la propria volontà. Potrei fingere un attacco di cuore, pensò la ragazza. Meglio di no, chiamerebbero un’ambulanza e diventerei l’attrazione della serata. Non voglio rovinare la festa per Sofia. A proposito, dove sarà finita? Susan si guardò un po’ intorno, cercando in giro la sua futura cognata, senza trovarla. Non scorse altro se non una massa di ricchi che non si curavano di gente come lei, persone venute dal nulla, che si erano costruite da sole. Quella sera sembrava esserci posto soltanto per una cosa: i libretti degli assegni. A Susan sembrava di stare in piedi in mezzo ad un mucchio di lingotti d’oro e di non potersi muovere per paura di graffiarne uno. Odiava quella sensazione: e odiava stare in piedi in un angolo, aspettando che l’uomo che amava si liberasse dai suoi impegni di lavoro per passare cinque minuti con lei. Macché. Ovunque Matt andasse, un’agenda fitta di impegni lo seguiva. E, per un motivo che Susan ancora non capiva, lui non spegneva mai il cellulare. Era proprio necessario che il telefonino si mettesse a squillare anche nei momenti più intimi della loro vita? Susan era stanca del suo ruolo: non si sentiva affatto a proprio agio, nei panni di una fidanzata bella e silenziosa. Ripensò velocemente alla propria vita: non ricordava un solo giorno in cui fosse stata infelice, triste o depressa. Aveva vissuto ventisette anni di completa felicità. Eppure, in quel momento, poteva chiaramente percepire la violenza delle lacrime che voleva piangere. Per un attimo, Susan credette di resistere ancora, ma si rese presto conto che non era possibile. Lentamente, la ragazza si staccò dalla parete e raggiunse il giardino. L’aria fresca della sera le asciugò gli occhi. Susan trasse un profondo respiro e iniziò a percorrere, con passo molto lento, i bei vialetti lastricati. La notte era calata da un pezzo, ma a Susan non importava di dover camminare seguendo un sentiero illuminato da pochi faretti strategicamente disposti. Al contrario, la considerava un’ipotesi molto romantica. Peccato che Matt fosse troppo impegnato per raggiungerla e passeggiare con lei; ormai non trascorrevano più molto tempo insieme. Sarebbe così anche se lo sposassi? Si ricorderebbe si tornare a casa da sua moglie, ogni tanto? Ne dubito… Susan sedette sotto il pergolato, stringendosi un po’ nelle spalle: spirava una leggera brezza, nonostante giugno fosse ormai trascorso per metà. La ragazza rimpianse di aver lasciato lo scialle in custodia al guardaroba: in quel momento le sarebbe stato molto utile. Susan chiuse gli occhi, lasciandosi accarezzare il volto da quel fresco guanto che era il vento leggero della sera. Il posto vuoto accanto a lei accolse una figura apparsa all’improvviso dall’ombra della notte. Una mano le accarezzò il viso come non accadeva più da tempo, e una voce le sussurrò dolci parole all’orecchio. Susan non aprì gli occhi, nonostante la forte sorpresa: sapeva che accanto a lei c’era Matt, ed era più che mai decisa a tenerlo sulle spine e a farlo soffrire come lui aveva fatto con lei. “Perdonami, Sue, non mi sono reso conto di come il tempo sia volato via. E in un attimo non ti ho più vista… non capivo dove fossi finita. E poi ho pensato che trovi il pergolato molto romantico… ed eccoti qua.” Susan aprì i grandi occhi color nocciola e li fissò su Matt. “Matt, ascolta bene quello che sto per dirti, perché lo dirò una volta sola e sarà bene che tu faccia molta attenzione.” Matt la guardò attentamente, preoccupandosi non poco per la solennità di quella affermazione. “Questa sera ho avuto l’ennesimo prova di una situazione che va avanti da ormai parecchi mesi. Tuo padre ti ha affidato un compito molto arduo: portare avanti gli interessi della holding sfruttando al massimo le tue capacità e gli agganci della tua famiglia. E lo capisco. Se fossi al suo posto, punterei su te e Will allo stesso modo. Ma devi ricordarti che hai anche una vita privata. Se vuoi che diventi presto tua moglie, devi renderti conto che un matrimonio non si fonda su una cerimonia, un anello e un paio di promesse pronunciate davanti ad un sacerdote. La vita insieme si costruisce giorno per giorno, affrontando le varie situazioni che si presentano.” “Susan, sai bene che al momento sono molto preso dall’affare Clayton: i tedeschi si sono appena ritirati dal contratto e stiamo cercando altre società che possano sostenerci nel nostro…” “Lo vedi? Anche adesso che siamo soli, tu parli da imprenditore! Non riesci a farne a meno… la società è diventata il tuo Vangelo, ma, per l’amor del Cielo, non ti accorgi che ci sono anch’io?” “Sue, quando avrò terminato questa pratica, io…” “… chiederai ad un’altra donna di diventare tua moglie. Perché io non voglio restare qui a farmi prendere in giro. Non provare a seguirmi. E da stanotte torni a dormire a casa tua.” Sue si alzò dalla panchina con un tale impeto che avrebbe potuto rovesciarla senza problemi. Matt si alzò, ma lo sguardo duro della ragazza gli impedì di muovere un solo muscolo. La guardò allontanarsi in direzione della villa, e capì che non stava scherzando: stava davvero andandosene.
Grace stava chiacchierando allegramente con una donna molto elegante, sposata con l’imprenditore che stava catturando l’attenzione di tutti gli uomini d’affari del salone con aneddoti tratti dalla sua vasta esperienza professionale. Persino il marito della stessa Hungerford, Jeremy, di solito molto distaccato, sembrava essere stato completamente rapito dalla parlantina sciolta e brillante di Lord Harris. “Lei ha figli, signora Branagh?” Grace, ormai avvezza a sentirsi chiamare signora Branagh, rispose con un largo sorriso. “Ho due femmine di sei e quattro anni e un maschio di due.” “Potrei sapere come li ha chiamati? Sa, ho sempre nutrito un particolare interesse per i nomi di battesimo. Trovo significati nascosti in ognuno di essi.” “La più grande si chiama Hanna, poi ci sono Claire e Jeremy Jr.” “Ha chiamato il maschietto come il padre, vedo.” “Sarà l’erede di Jeremy, un giorno. Avere lo stesso nome darà un senso di continuità. È questo che pensa mio marito…” tacque per un istante “…e naturalmente lo penso anch’io.” _________________ "Io sono andato avanti, Sofia! Sono passati dieci anni, non sono più il ragazzo di un tempo. E sono quasi certo che nemmeno tu sia rimasta la stessa." "Ma non vuoi assicurartene, dico bene? Perché hai paura di perdere la vita perfetta che ti sei costruito!" "Perché ho paura che tu mi spezzi il cuore di nuovo, Sofia. Stavolta non lo sopporterei." [Non ci sono addii, &ffi&] |
|  | | &ffi&

Età : 18 Registrato il : 02/04/08 Messaggi : 33 Località : Mondovì (CN)
 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Ven Apr 18, 2008 10:02 pm | |
| Lady Harris sorrise, ma chiunque la conoscesse bene avrebbe potuto notare che sotto quell’apparente felicità si nascondevano parecchio dubbi. Grace Hungerford doveva avere trentadue o trentatre anni, ma ne dimostrava molti di più, almeno una quarantina. Eppure, stava pensando lady Harris, appena sette anni prima era una bellissima ragazza allegra e spensierata. Si voltò verso il drappello radunato dal proprio consorte. Jeremy Branagh stava centellinando un brandy, e non sembrava troppo interessato all’argomento della discussione, quanto al fisico asciutto e scattante della giovane assistente di un altro imprenditore di rilievo. La donna comprese che il matrimonio era stato la rovina di Grace Hungerford. Anzi, per essere più precisi, era stato il matrimonio combinato con Jeremy Branagh a rovinare l’esistenza di Grace. “La felicità, nella vita, è la cosa più importante” esordì lady Harris, spiazzando completamente la propria interlocutrice.
William passò la mano attorno alla vita della fidanzata Magdalene, per farle capire che non vedeva l’ora di andarsene con lei da quello che più tardi avrebbe certamente definito un “mortorio”. Will era decisamente lo spirito libero della famiglia, per quanto, in molti casi, fosse stato costretto a sottostare alle imposizioni dei genitori. In generale, era sempre lui a movimentare le riunioni della holding, completando ogni intervento con barzellette volgari alle quali, solitamente, tutti i soci uomini ridevano. Spencer Hungerford non approvava il comportamento del figlio, ritenendolo indegno alla sua posizione sociale. In fondo, però, Will non era affatto un cattivo ragazzo. Il suo unico difetto era quello di lasciarsi abbindolare, di tanto in tanto, specialmente quando gli si promettevano grandi cose. Per questo, il padre riusciva spesso ad ottenere il consenso del proprio terzogenito con un metodo antico ma già collaudato ed efficiente: lo abbagliava promettendogli poco lavoro e molti guadagni, per poi scaricargli sulla scrivania pile e pile di pratiche da sbrigare. Allora Will era costretto a mettersi a lavorare seriamente, senza distrazioni e senza raccontare barzellette oscene. In quel momento, però, il padre non era nei paraggi, e Will avvertiva un gran desiderio di svignarsela dalla festa con la bella fidanzata. Peccato che lei non fosse troppo d’accordo. Magdalene stava discutendo dei prezzi di vari gioiellieri di Londra con altre donne già entrate definitivamente a far parte dell’alta società, e non sembrava molto intenzionata a sparire con Will al piano di sopra per trascorrere un paio d’ore insieme da soli. Quando Will comprese che lei non lo avrebbe seguito, intervenne un paio di volte nel discorso – in modo cortese e stranamente “pulito” – e si congedò dal gruppetto di giovani donne, che lo guardarono allontanarsi con occhio avido. La bellezza era decisamente una dote di casa Hungerford. L’assistente già braccata da Jeremy lo guardò insistentemente mentre se ne andava, sperando che si voltasse verso di lei, ma lui non la degnò di uno sguardo. Due imprenditori glielo nascosero per un paio di secondi alla vista, e, quando finalmente decisero di andarsene, William era già scomparso.
“Katherine, lei è assolutamente stupenda questa sera! Jonathan, qual è il segreto di sia moglie?” domandavano con insistenza le donne che osservavano rapite il bel vestito blu indossato dalla quarta erede degli Hungerford. Jonathan, abituato alle domande della gente sulla bellezza della moglie, sorrise amabilmente. “Questione di DNA, mie care signore. Katherine è tutta sua madre, non trovate? E vale anche per le altre due sorelle. Una famiglia di donne bellissime!” Katherine sorrise e nascose il viso imbarazzato contro la giacca nera dell’uomo alto che le stava accanto. Suo marito, anche dopo quattro anni di matrimonio, era capace di stupirla o di farla arrossire. Aveva una capacità innata nel farla sentire la regina della situazione. “Jonathan, vuoi smetterla di raccontare bugie? Mi metti in imbarazzo.” “Ma quali bugie, Kate? È la verità: sei bellissima e lo sarai per sempre. ed è giusto che anche queste signore conoscano la ragione per la quale non avranno mai una chance con me.” E così, senza preavviso, la baciò sulle labbra, scatenando l’invidia di tutte le donne lì intorno, che fossero sposate o meno. Kate lo lasciò fare, e lo guardò intensamente negli occhi, una volta che si furono divisi: se possibile, lo amava più di quando lo aveva sposato.
In giardino, intanto, Matt si era di nuovo lasciato cadere sulla panchina sotto il pergolato, meravigliandosi di quanto fosse stupido il proprio atteggiamento: Susan lo stava lasciando, e lui stava seduto su una fredda, insulsa panchina! Per un’assurda ragione che non conosceva, però, non riusciva ad alzarsi. Passarono alcuni minuti, e accanto a lui apparve Will, che prese il posto di Susan. Il consulente legale della holding Hungerford si accese una sigaretta e ne offrì una anche all’altro uomo, che però rifiutò. “Dov’è Susan?” “Credo che mia abbia lasciato. Ha fatto un discorso assolutamente legittimo sul fatto che lavoro troppo e mi lascio comandare da papà in un modo disumano. Secondo lei, se voglio sposarmi e avere una famiglia, devo distinguere bene il lavoro dalla vita privata. Adesso che ci penso bene, ha assolutamente ragione.” “Allora non sono l’unico ad avere problemi, stasera.” “Hai tentato di nuovo di svignartela al piano di sopra con Magdalene ma lei ti ha detto di no?” “Hai indovinato, fratello. Un paio di mesi fa mi avrebbe seguito senza fare storie.” “Magari hai perso il tuo mordente. Oppure ha un amante. O semplicemente, stasera non ne ha voglia.” Will lanciò un’occhiataccia al fratello. “Volevo soltanto andarmene da quel salone. L’atmosfera che c’è là dentro è improponibile. Sai, ho notato che il nostro caro cognato stava braccando una ventenne.” “Una ragazza bionda, abbastanza carina?” “Abbastanza carina? Quella è un vero schianto. Ma secondo me non ci starà mai. Non con uno che potrebbe decisamente essere suo nonno.” “Dici? Allora abbassa la voce e dimmi chi sono quei due.” William sbirciò tra le siepi il punto che il fratello maggiore stava indicando. Una sottile figura bionda si muoveva nel buio, in compagnia di una sagoma più tozza, più bassa e un po' gobba. Will si lasciò sfuggire un verso di disappunto, ed entrambi si allontanarono di lì, non desiderando per niente di essere testimoni di un’avventura clandestina. “Lo sa solo Dio quanto vorrei esserci io al posto di Jeremy.” “Will, pensi che Grace dovrebbe sapere…?” “Matt, mi credi se ti dico che Grace tutte queste cose le sa già?” _________________ "Io sono andato avanti, Sofia! Sono passati dieci anni, non sono più il ragazzo di un tempo. E sono quasi certo che nemmeno tu sia rimasta la stessa." "Ma non vuoi assicurartene, dico bene? Perché hai paura di perdere la vita perfetta che ti sei costruito!" "Perché ho paura che tu mi spezzi il cuore di nuovo, Sofia. Stavolta non lo sopporterei." [Non ci sono addii, &ffi&] |
|  | | &ffi&

Età : 18 Registrato il : 02/04/08 Messaggi : 33 Località : Mondovì (CN)
 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Ven Apr 18, 2008 10:03 pm | |
| Matt annuì nel buio. Grace sapeva perfettamente che razza di traditore era suo marito, ma aveva deciso di lasciarlo fare. Nessuno aveva il potere di cambiare la decisione presa da quella donna, che avrebbe dovuto meritare soltanto un po’ di felicità. _________________ "Io sono andato avanti, Sofia! Sono passati dieci anni, non sono più il ragazzo di un tempo. E sono quasi certo che nemmeno tu sia rimasta la stessa." "Ma non vuoi assicurartene, dico bene? Perché hai paura di perdere la vita perfetta che ti sei costruito!" "Perché ho paura che tu mi spezzi il cuore di nuovo, Sofia. Stavolta non lo sopporterei." [Non ci sono addii, &ffi&] |
|  | | &ffi&

Età : 18 Registrato il : 02/04/08 Messaggi : 33 Località : Mondovì (CN)
 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Ven Apr 18, 2008 10:03 pm | |
| III
Sofia si era addormentata da poco, dopo aver letto e riletto per almeno duecentomila volte il tenero sms ricevuto da Michael. Si destò all’improvviso, con una domanda ben precisa nella testa: il bel ragazzo che le aveva mandato quel dolcissimo messaggino, appena un’ora prima, da chi aveva avuto il suo numero? Non era stata di certo lei a darglielo. Sentì una porta chiudersi, proprio accanto alla sua. Matt aveva forse deciso di dormire a casa, quella notte? Anche un’altra porta si richiuse. Sofia si affacciò appena nel corridoio. Sentendo i passi di due persone nelle due camere tra le quali dormiva, capì che i due fratelli dovevano aver litigato con le rispettive fidanzate. Mi dispiace per loro, ma stasera non mi deprimerò per loro. Sono troppo felice. Anche se ancora non capisco chi possa aver dato il mio numero a Michael. In quel momento, il cellulare squillò di nuovo. Sofia si aspettava un altro tenerissimo sms di Michael, e rimase un po’ delusa quando riconobbe il numero di Susan, ma provò anche una certa sorpresa nel leggere le cifre che componevano il numero della fidanzata del fratello. Che cosa poteva volerle dire Susan a quell’ora? Ciao Sofia. Ho incontrato il ragazzo che ti hanno presentato i tuoi. Michael, è così che si chiama, no? È carino… e mi è sembrato anche molto dolce. Abbiamo parlato un po’. È molto maturo per la sua età. Spero non ti dispiaccia, ma gli ho dato il tuo numero. Ha detto che non avrebbe tardato a scriverti. Buona notte. Ah, non spaventarti se vedi Matt a casa: abbiamo litigato. Sofia sorrise. Le dispiaceva molto che Susan e Matt avessero litigato: erano una coppia fantastica, una coppia fondata sull’amore. Ma Sofia sapeva anche che per ogni coppia è normale avere dei momenti di crisi. Beh, non per sua sorella Katherine. Mai una volta che l’avesse vista litigare con Jonathan. Erano davvero la coppia perfetta. Sofia sorrideva perché Susan aveva giudicato Michael maturo, carino e dolce. Era raro che la fidanzata di suo fratello non trovasse difetti in una persona, che, anzi, la trovasse matura, dolce e intelligente. Michael era stato promosso. Grazie, Sue. Senza volerlo, mi hai fatto un favore immenso e mi hai risparmiato un grande imbarazzo. Sono convinta che tra te e Matt tornerà tutto a posto. Sogni d’oro. Sofia tornò a letto e si infilò nuovamente sotto le coperte, con un peso in meno sul cuore e un grande sorriso sul volto. Venire a conoscenza della fonte che aveva dato il suo numero ad un ragazzo bellissimo come lui l’aveva come tranquillizzata. Sofia sperò che la domenica, e di conseguenza anche la consegna dei diplomi, non tardasse ad arrivare.
Susan lesse il messaggino di risposta ricevuto da Sofia, e una lacrima le rigò il volto. Non era sicura che tutto sarebbe tornato come prima. Era trascorsa meno di un’ora da quando lo aveva lasciato, e già lei sentiva la mancanza di Matt: il letto le sembrava vuoto e freddo, le lenzuola troppo lisce… anche se avevano sempre poco tempo da passare insieme, Matt riusciva sempre a dedicarsi a lei con una grandissima tenerezza. Si occupava di lei così come nessun altro aveva mai fatto. Tranne quando il cellulare iniziava a squillare improvvisamente e per motivi sconosciuti.
“Michael Bradford? Come mai da queste parti?” “Jake Mitchell? Dovrei chiederlo io a te!” “Un giro in auto. Quando non riesco a dormire, prendo la macchina e vago senza meta. Tu lo hai mai fatto?” Michael rifletté. Gli era successo appena qualche giorno prima, quando ancora non sapeva di Sofia. “Altroché. Ho sentito che ti sei finalmente laureato in Legge. Come va?” “Perché pensi che abbia difficoltà a dormire? Se solo avessi avuto il coraggio di decidere da solo, invece di seguire le decisioni prese per me dai miei, adesso sarei a New York a studiare Economia. Invece ammuffisco in un vecchio studio legale. Addio sogni di gloria. Che mi dici di te?” “I miei mi hanno dato il permesso di frequentare Architettura.” Jake si accese una sigaretta e ne offrì una anche a Michael, che rifiutò gentilmente. Dopo un paio di boccate, il giovane avvocato rispose: “Che cosa ti hanno chiesto in cambio? L’anima?” Michael rise. Jake aveva sempre avuto un ottimo senso dell’umorismo. “No… un matrimonio combinato.” “Sono passati di moda da un po’, non lo sanno? L’hai già incontrata?” “Sì. Stasera.” Jake lo fissò per un attimo, curioso. Poi, vedendo che Michael non procedeva nella descrizione della promessa sposa, cercò di incitarlo a continuare. “Beh? Com’è?” “È bella.” “Potevo arrivarci anch’io. Se fosse stata una brutta ragazza, non avresti gli occhi che brillano a quel modo.” Michael riuscì abilmente a nascondere il proprio imbarazzo. “Capelli biondi, con qualche riflesso rossiccio. Occhi azzurri. È alta all’incirca un metro e sessantacinque. Ha diciassette anni, ma non bisogna farsi ingannare dall’età. Ha già capito molte cose della vita che i suoi genitori non hanno ancora neanche preso in considerazione.” “Hai intenzione di sposarla?” “Sai com’è mio padre… finge di star male. Credo che la sposerò.” “Michael… non raccontar bugie. È una cosa che proprio non ti riesce. Se la sposerai, lo farai perché la ami.” Michael alzò gli occhi sul Tamigi, che scintillava del riflesso delle lanterne accese lungo il Tower Bridge. Da un po’ di tempo tutte le persone con le quali parlava avevano ragione. Persino Susan Nebel, la fidanzata del fratello maggiore di Sofia, gli aveva fatto capire che amava quella ragazza così giovane e già così complicata. Forse proprio per quella sua complicatezza gli piaceva tanto. Vide che Jake gli stava allungando un pezzetto di carta. “Qui c’è il mio biglietto da visita. Non farti ingannare dai paroloni: per adesso sono solo un praticante. Però, se qualche volte hai bisogno di qualcuno con cui dividere i tuoi problemi.. A proposito, ti ricordi di Sheila Connors? Era in classe con noi…” “Certo. Perché?” “Ad aprile ci sposiamo. Ma ti invierò la partecipazione.” “Congratulazioni.” “Grazie. Adesso purtroppo devo andare. Devo alzarmi presto. Fatti sentire.” “Ciao.” Jake si allontanò verso la propria auto. Mentre apriva la portiera, pose un’ultima domanda all’amico. “Come si chiama la ragazza che hai conosciuto?” Michael alzò gli occhi e studiò per una manciata di secondi quel volto, sempre così sorridente, prima di rispondere. “Sofia Hungerford.” “Complimenti a te, Bradford.” _________________ "Io sono andato avanti, Sofia! Sono passati dieci anni, non sono più il ragazzo di un tempo. E sono quasi certo che nemmeno tu sia rimasta la stessa." "Ma non vuoi assicurartene, dico bene? Perché hai paura di perdere la vita perfetta che ti sei costruito!" "Perché ho paura che tu mi spezzi il cuore di nuovo, Sofia. Stavolta non lo sopporterei." [Non ci sono addii, &ffi&] |
|  | | &ffi&

Età : 18 Registrato il : 02/04/08 Messaggi : 33 Località : Mondovì (CN)
 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Ven Apr 18, 2008 10:04 pm | |
| Il potente motore del veicolo di Jake Mitchell ruggì, portando via con sé nella notte scura il suo autista. Michael rimase solo a fissare l’acqua scura.
Jonathan dormiva tranquillo accanto a lei, russando impercettibilmente come al solito, ma Katherine proprio non riusciva a prendere sonno, per colpa di quel leggero malessere che già da un paio di giorni accusava. Fino a quel momento non aveva dato alcun peso a quel lieve senso di nausea, ma adesso cominciava a diventare fastidioso. Pensò che fosse giunto il momento di farsi visitare da un medico.
Will stava facendo zapping con il telecomando da oltre mezz’ora, ma niente lo interessava. Spense la TV e si appiattì sul materasso. Non ce la faceva a stare così, senza avere una spiegazione convincente che spiegasse il comportamento di Magdalene. E soprattutto, Will non ce la faceva a stare da solo. Ma di certo non voleva darle la soddisfazione di vederlo arrivare da lei disperato. Non questa volta.
Grace fu svegliata alle due della notte dal potente pianto di Jeremy Jr, disturbato molto probabilmente da un brutto sogno. La donna corse a prenderlo in braccio prima che svegliasse anche Hanna e Claire, pur sapendo che entrambe dormivano come ghiri e non potevano essere disturbate da nulla. Passarono pochi minuti e il bimbo si riaddormentò tra le braccia della madre. Grace tornò in camera propria, facendo attenzione a chiudere piano la porta, e si rimise a letto. Soltanto allora si accorse di essere sola. Matt dormiva, in apparenza tranquillo, nella stanza attigua a quella della sorella. Nella sua mente, però, le parole di Susan continuavano a ferirlo, com’era giusto che accadesse. Si era comportato male con lei, usandola solo come spalla sulla quale appoggiarsi, senza regalarle nulla se non qualche notte a settimana e qualche ora lungo il giorno, quando capitava. Sono un egoista.
Sofia era l’unica della sua famiglia a riposare tranquilla in camera sua, stingendo tra le mani il cuscino, sognando che questo fosse Michael.
IV
Era domenica mattina, e alle otto esatte Sofia spalancò gli occhi azzurri contro il soffitto color avorio della sua camera da letto. Attraverso la finestra, appena aperta, uno spiffero di vento carico d’estate rinfrescò l’ambiente e spinse Sofia ad alzarsi immediatamente: un comportamento molto insolito da parte della ragazza, universalmente nota come la pigrona della famiglia. Lo stesso spiffero di vento gonfiò le tende leggere, dando a Sofia l’impressione che queste volessero spiccare il volo. La ragazza si alzò e si diresse alla finestra. Con una piccola ma decisa spinta l’aprì completamente, e l’aria già calda dell’estate la investì in pieno viso, dandole la sensazione che la giornata sarebbe stata assolutamente magnifica. Sofia indossò una leggera vestaglia e scese in cucina a fare colazione, come faceva ogni mattina da anni. Matt e Will erano già seduti e stavano mettendo in serio pericolo l’ultimo barattolo di marmellata di ciliegie della riserva personale della sorellina. Matt, nonostante il sonno breve e un po’ agitato, era tra i due il più presentabile; Will continuava a passarsi la mano tra i capelli lunghi, rendendoli più spettinati di quanto già non fossero. Sofia si trovò costretta a strappar loro di mano il vasetto di marmellata, sperando che ne fosse rimasta abbastanza per lei. Come non detto. Ne rimaneva così poca che non bastava neanche a spalmare una minuscola fetta di pane. “Siete due golosi egoisti! Avete finito la mia marmellata! Ma non avete una casa vostra?” Will tentò di giustificare il loro comportamento. “Scusa, ma abbiamo trovato solo quello…” Sofia gli lanciò un’occhiata che avrebbe incenerito chiunque e lui tacque. Matt, che con le parole ci sapeva fare più del fratello, mise a posto la situazione. “Perdonaci, evidentemente non abbiamo cercato bene. Ti ripagheremo. Giuro sul mio computer.” Sofia sorrise. Se Matt era arrivato a giurare sul proprio computer, doveva trattarsi di un pentimento reale. Guardò l’orologio da muro. “Accidenti, è già tardissimo! Alle nove devo essere a scuola!” Will la guardò confuso. “Ma non sei in vacanza?” “La cerimonia per la consegna dei diplomi è oggi! Sharon e io dobbiamo essere a scuola per le nove, così ci daranno le ultime direttive e ci forniranno gli abiti. Piuttosto, voi siate puntuali. Si comincia alle nove e mezza.” Sofia afferrò al volo un paio di biscotti che divorò salendo le scale di corsa. Matt e Will rimasero seduti in cucina, bevendo lentamente il loro caffè.
Alle otto e mezza Sofia uscì di casa, dopo aver lanciato un saluto frettoloso a chiunque fosse in ascolto. A risponderle furono soltanto la signora Grainger e Winston, ma lei non se ne preoccupò. A metà strada, a lei si unì Sharon, un ampio sorriso stampato sul volto. Se è questo che l’amore produce, pensò Sofia, ne voglio un po’ anche io. “Ciao, Sofia! Pronta per avere il massimo dei voti?” “Stai scherzando, vero? Sono nervosissima. E sono convinta di aver fatto un pasticcio, durante il colloquio.” Sofia non aveva riferito a Sharon la conversazione sostenuta con il professor Robertson, dunque la ragazza con i capelli rossi non poteva sapere che l’insegnante aveva tranquillizzato l’allieva a proposito dell’andamento del colloquio. Anche se non credeva nemmeno a una parola di ciò che Sofia aveva appena detto. _________________ "Io sono andato avanti, Sofia! Sono passati dieci anni, non sono più il ragazzo di un tempo. E sono quasi certo che nemmeno tu sia rimasta la stessa." "Ma non vuoi assicurartene, dico bene? Perché hai paura di perdere la vita perfetta che ti sei costruito!" "Perché ho paura che tu mi spezzi il cuore di nuovo, Sofia. Stavolta non lo sopporterei." [Non ci sono addii, &ffi&]
Ultima modifica di &ffi& il Dom Apr 20, 2008 8:05 pm, modificato 1 volta |
|  | | Lorenzo Admin

Registrato il : 07/03/08 Messaggi : 98
 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Ven Apr 18, 2008 10:23 pm | |
| La leggo con calma e poi ti faccio sapere. 
Ciao, lore  _________________ "Soltanto l'inutilità del primo diluvio trattiene Dio dal mandarne un secondo." Nicolas de Chamfort |
|  | | Lorenzo Admin

Registrato il : 07/03/08 Messaggi : 98
 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Sab Apr 19, 2008 6:40 pm | |
| Ancora devo finire di leggerlo però, mettendolo su word nella modalità "Lettura", ovvero come si legge nei libri, risulta di ben 49 pagine... quindi sei abbastanza avanti tutto sommato... _________________ "Soltanto l'inutilità del primo diluvio trattiene Dio dal mandarne un secondo." Nicolas de Chamfort |
|  | | &ffi&

Età : 18 Registrato il : 02/04/08 Messaggi : 33 Località : Mondovì (CN)
 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Dom Apr 20, 2008 9:07 pm | |
| Grazie, lore. Anche se, penso sia mio dovere dirtelo, questa è soltanto la prima versione. La seconda stesura è parecchio diversa: ad esempio, la madre di Sofia è completamente diversa. _________________ "Io sono andato avanti, Sofia! Sono passati dieci anni, non sono più il ragazzo di un tempo. E sono quasi certo che nemmeno tu sia rimasta la stessa." "Ma non vuoi assicurartene, dico bene? Perché hai paura di perdere la vita perfetta che ti sei costruito!" "Perché ho paura che tu mi spezzi il cuore di nuovo, Sofia. Stavolta non lo sopporterei." [Non ci sono addii, &ffi&] |
|  | | Lorenzo Admin

Registrato il : 07/03/08 Messaggi : 98
 | Oggetto: Re: Non ci sono addii Gio Apr 24, 2008 4:07 pm | |
| Accidenti! E' scritto davvero molto bene... Per conto mio, sei già sulla buona strada, e le cose che hai cambiato saranno sicuramente cambiate in meglio! Facci sapere il continuo...
Ciao, lore  _________________ "Soltanto l'inutilità del primo diluvio trattiene Dio dal mandarne un secondo." Nicolas de Chamfort |
|  | | |
| Pagina 2 su3 | Andare alla pagina : 1, 2, 3  |
| | Permesso del forum: | Puoi rispondere agli argomenti in questo forum
| |
| |
| |